SMS Bardalone

 

La Storia della "Mutuo"

ASSISTENZA E MUTUALITA'
LA TRASFORMAZIONE DEL BISOGNO INDIVIDUALE E FAMILIARE IN SOLIDARIETA'

Agli inizi del XX secolo l'economia della Montagna Pistoiese dipendeva in buona misura dalla coltivazione delle castagne, dal commercio del legname e dalla produzione di carbone vegetale; ma anche le rimanenti fonti di guadagno erano costituite prevalentemente da attività collaterali alla selvicoltura, come l'allevamento del bestiame ed il lavoro stagionale dei boscaioli in Maremma.
In questo difficile contesto, caratterizzato da un permanente squilibrio fra reddito prodotto e consumi essenziali, la comunità locale sentì il bisogno di dare una risposta collettiva alle difficoltà individuali attraverso l'associazionismo popolare, creando forme di aggregazione sociale basate sui valori della solidarietà e della previdenza.
A Bardalone il 3 settembre 1910, anno in cui il paese contava 970 abitanti, fu fondata con questi principi una Società di Pubblica Assistenza, che aveva il compito di assicurare -attraverso il volontariato- il "trasporto igienico e comodo degli ammalati o feriti gravi".
Poco distante, a Campo Tizzoro, il 27 luglio 1911 venne inaugurata la grande fabbrica della Società Metallurgica Italiana, che -specializzata nella produzione delle munizioni- dette lavoro a numerosi operai del comprensorio, quasi tutti di provenienza rurale (circa 6 mila persone durante la seconda guerra mondiale). Ebbe così inizio un inarrestabile cambiamento del tessuto sociale, economico e culturale dell'intera Montagna Pistoiese, ove le attività agricole e silvo-pastorali furono progressivamente abbandonate a beneficio del nuovo lavoro salariato. In virtù di questo processo di industrializzazione si registrò in tutta la zona un maggiore benessere economico, che però veniva spesso minacciato da periodi di instabilità occupazionale e dal crescente costo della vita.
Nel 1912, in concomitanza con questi fatti, la popolazione di Bardatone dette vita anche alla Società Operaia di Mutuo Soccorso "L'Unione", con lo scopo di "assicurare un sussidio ai soci impotenti al lavoro a causa di malattia" e nel 1919 fu fondata anche la Società Cattolica Anonima Cooperativa di Consumo.
Il 1° novembre 1920 la Società di Pubblica Assistenza e quella di Mutuo Soccorso, unificando i loro fini sociali, si fusero in un solo ente che tuttora esiste ed è operativo.Gli scopi sanciti dal suo Statuto (che fu stampato dalla Tipografia Grazzini di Pistoia nel 1921) furono quelli di:
a) stringere e consolidare sempre più i vincoli di moralità e fratellanza fra i diversi componenti le società;
b) appoggiare moralmente e materialmente quei soci che, per cause indipendenti dalla loro volontà, fossero colpiti da malattia o infortunio;
c) di provvedere al trasporto igienico e comodo degli ammalati e feriti ai luoghi di cura e viceversa;
d) di onorare la memoria dei soci defunti.
In seno alla Società fu anche istituito un Circolo con l'intento "di procurare ai soci un locale sano dove potranno passare le ore di ricreazione", osservando però scrupolosamente un regolamento interno che si volle allegare allo stesso Statuto.
Durante la seconda guerra mondiale le attività sociali incontrarono non poche limitazioni, sia per scarsa disponibilità di mezzi economici, sia perché la Società fu incorporata per disposizione del Partito Fascista nell'Opera Nazionale Dopolavoro, un'istituzione di regime che riuniva tutti i circoli ricreativi e gli enti similari. A questo proposito, nel verbale dell'Assemblea straordinaria dei soci del 5 dicembre 1943 si legge: "Il Segretario del Fascio ha chiaramente illustrato come non sia più compatita l'esistenza di una Società di Mutuo Soccorso e l'opportunità quindi di incorporare la medesima nell'Opera Nazionale Dopolavoro creando una sezione frazionale di Bardalone…".
Nell'Assemblea Generale del 15 ottobre 1944 si fece memoria che i locali della Società rimasero "chiusi dal giugno u.s. fino ad oggi perché requisiti dalle autorità militari germaniche le quali se ne sono serviti per l'accantonamento delle truppe ed anche dei quadrupedi". Ed un socio propose "che la Società, passata per forza a far parte dell'Ordine Nazionale del Dopolavoro, riprenda da oggi la sua completa libertà di azione e ritorni quindi a funzionare con i sistemi ed i programmi per i quali la Società ebbe origine. Riferendosi al motto 'la politica ci separa e la carità ci unisce' si augura che la Società rifiorisca e doventi ancor più numerosa nella famiglia dei Soci perché accresca la fratellanza e la carità".
Così i Soci vollero far rifiorire l'istituzione e si impegnarono subito per acquistare un'ambulanza per Bardalone. Nell'Assemblea Generale del 24 dicembre 1944 il sig. Remo Catinari, allora Presidente della Società, relaziona sull'andamento della raccolta dei fondi necessari per lo scopo e "porta a conoscenza che l'offerta dei partigiani del paese è stata cospicua per merito, principalmente, del socio Silvestri Francesco, al quale è stato fatto pervenire il ringraziamento della Società". Di seguito "informa l'Assemblea che la macchina offerta dalla Ditta Nesti si trova già in stabilimento della S.M.I….".
In una memoria scritta nel 1973 lo stesso Remo Catinari così ricorda le vicissitudini che permisero a Bardalone di possedere la prima ambulanza a motore: "I nostri compaesani -per la verità- sono stati sempre molto attaccati alla loro istituzione, tanto è vero che -subito dopo il passaggio dal nostro territorio delle truppe tedesche- una delle prime cose cui pensarono fu quella di rimettere in piedi il servizio dell'ambulanza. Mi pare, se ben ricordo, che fu alla generosità della famiglia Nesti che la Società di Pubblica Assistenza ebbe in dono la carcassa di una macchina con motore che poteva servire per la costruzione della stessa autoambulanza. Ma in quei tempi burrascosi le difficoltà si presentavano insuperabili, per cui fu pensato di ricorrere alla Società Metallurgica… che dette il suo assenso e poco dopo le maestranze dello stabilimento posero mano ai lavori. Se non chè dopo poco tempo alla Metallurgica cambiarono parere, per cui i lavori furono sospesi e la macchina con quel poco che era stato fatto fu collocata sotto una tettoia… Quivi rimase per lungo tempo, fin tanto che fu poi deciso di fare eseguire i lavori presso l'officina riparazioni della Ferrovia Alto Pistoiese in San Marcello. Ond'è che la stessa autoambulanza fu portata a termine direi quasi con criteri e mezzi artigianali, tanto è vero che al collaudo ci accorgemmo che pesava come un'auto blindata… Finalmente, come Dio volle, si ebbero anche le gomme, di modo che l'autoambulanza potè entrare in funzione, prestando così i suoi servigi -quanto mai utili- non solo alla popolazione di Bardalone ma anche a quelle dei paesi limitrofi".
A partire dal 1950, con il progressivo allargarsi dell'assistenza e della previdenza pubblica, iniziano a venir meno molti scopi per i quali le società di pubblica assistenza e di mutuo soccorso furono fondate in alcune regioni italiane fra la seconda metà del XIX secolo ed i primi anni del '900.
La "nostra", che con gli attuali 320 soci continua a valorizzare gli originari principi di solidarietà ed a gestire il servizio dell'autoambulanza in forma consortile con associazioni similari di altri paesi della Montagna Pistoiese, ha voluto ristrutturare recentemente la sua sede sociale per continuare ad offrire all'intera comunità di Bardatone una "casa comune", cioè un luogo d'incontro sociale, ricreativo e culturale, all'interno del quale possano trovare spazio ed una particolare attenzione la valorizzazione della cultura, delle tradizioni e delle notevoli risorse turistiche locali.



(F.Silvestri, maggio 2007)

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